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    Venerdì, 26 Febbraio 2021 16:38

    Certificazioni: necessarie, ma occorre standardizzare i processi per ridurre i costi

    Con Francesco Ciavarella, responsabile qualità dell’Organizzazione di Produttori Terra di Bari, abbiamo cercato di analizzare e comprendere quale sia oggi il valore delle certificazioni di qualità nella filiera dei prodotti ortofrutticoli.

    Nata a Noicattaro dall’unione di un gruppo produttori di uva da tavola e ciliegie, l’O.P. Terra di Bari attualmente ha 50 soci le cui aziende sono localizzate nel Sud-Est barese. L’idea di unirsi nasce dall’esigenza di migliorare e valorizzare la propria produzione in termini di qualità, sicurezza alimentare e salvaguardia dell’ambiente.

     

    Standardizzare i processi certificativi aiuterebbe le aziende agricola a ridurre i costi.


    Questa intevista è stata pubblicata sull'ultimo numero di Uva da Tavola  - Magazine,

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    All’interno dell’organizzazione, Francesco Ciavarella si occupa di monitorare e migliorare i processi interni del sistema qualità, ed è con lui che abbiamo approfondito la tematica delle certificazioni cercando di comprendere i punti di forza e di debolezza di questo sistema.

     

    Che esperienze ha maturato l’O.P. circa le certificazioni di qualità?
    Ad oggi se si vuole lavorare con la grande distribuzione organizzata le certificazioni sono un must. Ad ogni modo, per la nostra OP la certificazione non è uno strumento fine a sè stesso, ma ci aiuta a dare un valore aggiunto alla produzione e ai processi interni dell’organizzazione, offrendo anche maggiori garanzie e trasparenza al consumatore finale. Perciò, per il gruppo con cui lavoro, le certificazioni rappresentano qualcosa di necessario e imprescindibile. Soprattutto da qualche anno a questa parte, con la globalizzazione, le certificazioni offrono la possibilità di riuscire a distinguer- si garantendo all’interno del supermercato un prodotto riconoscibile e di qualità certificata.

     

    Esistono, secondo lei, dei punti deboli nel sistema delle certificazioni?
    Bisogna premettere che ci sono oggi vari tipi di certificazioni: certificazioni di prodotto e certificazioni di processo. Le prime disciplinano le caratteristiche specifiche che il prodotto deve possedere; è il caso, per esempio, delle denominazioni IGP, DOP o della certificazione Bio. Le seconde garantiscono il rispetto di elevati standard qualitativi nei processi produttivi, dalla raccolta sino alla commercializzazione. Il problema che riscontro è che molte di queste certificazioni richieste dalla Grande Distribuzione Organizzata, si somigliano fra loro. Ogni catena di distribuzione richiede uno specifico sistema di qualità e affida i controlli a specifici organismi. I diversi sistemi di qualità oggi, sono basati su regole molto simili tra loro. Ciascuna catena di distribuzione, a sua volta, valorizza specifici aspetti della normativa focalizzandosi su alcuni punti di controllo rispetto ad altri. In pratica funziona così: se devo lavorare con una determinata catena distributiva devo avere un certo tipo di certificazione e un ente terzo verrà in azienda per verificare che tutti i processi siano effettivamente rispettati. In seguito a questo primo controllo si potrà avere una nuova visita ispettiva da parte della GDO di riferimento (visita ispettiva annunciata oppure a sorpresa). Ovviamente è necessario dotarsi di una serie di figure per gestire l’organizzazione di tutto ciò.


    Sistema delle certificazioni é indispensabile per commercializzare il proprio prodotto attraverso la GDO: ma quanto aiuta nello spuntare prezzi migliori?
    Piuttosto che parlare di prezzi, sarebbe molto più importante far conoscere, in qualche modo, al consumatore, il vero sforzo e il grande lavoro che c’è dietro ad un determinato prodotto ortofrutticolo certificato. Solo dopo un’adeguata campagna di comunicazione e valorizzazione delle produzioni si potrà puntare ad ottenere prezzi più elevati. Per concludere a mio avviso sarebbe un passo in avanti se si riuscisse - attraverso questo strumento - a dare reale valore all'intera filiera, riconoscendo lo sforzo produttivo e qualitativo comune. In che modo valorizzare la filiera? I modi per farlo - a mio avviso - sono due: sia come già detto arrivando nel tempo ad un aumento dei prezzi di commercializzazione, sia attraverso una ulteriore standardizzazione dei processi certificativi e relativa riduzione dei costi. Questo potrebbe aiutare le aziende a snellire i processi senza inficiare la qualità, riducendo la burocrazia e quindi generando dei risparmi. Tutto ciò avrebbe ricadute positive sull’intera filiera.

     


    Autori: Teresa Manuzzi e Ilaria De Marinis
    Copyright: uvadatavola.com 

     

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